Riflessioni

Gennaio e dintorni

Gennaio è stato per me sempre il mese delle riflessioni e dei bilanci.Posso dire che ogni cosa è come nelle aspettative,escluso questa fastidiosa influenza.Ricordo sempre mio padre il quale diceva che dovevo nascere ‘maschio’per il mio intuito e la determinazione;sarei stata un’ottima imprenditrice.Ed invece:regole ferree,studio e controlli antichi a cui di tanto in tanto sfuggivo.Visione antica e ‘leggermente’ maschilista.Comunque sia,l’intuito non aiuta perchè comprendi cose,fatti e persone in un batter d’occhio e quando il teorema si completa,si gioisce o si soffre,a seconda di come era stata la tesi.La Tv gracchia cose sempre più improponibili e stantìe,non sto ancora in forma e,tra programmi pseudo-intellettuali e programmi dichiaratamente sciocchi,stasera preferisco questi ultimi.Felice settimana!

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poesia, Senza categoria

Alì dagli occhi azzurri

E’ una poesia di Pasolini ed è del 1964:suona come una profezia o semplicemente è la lungimiranza di una mente eccelsa.Ne ho pubblicato una parte su facebook.Qui,la versione integrale.Riflettiamo.

“Era nel mondo un figlio

e un giorno andò in Calabria

era estate, ed erano

vuote le casupole,

nuove, a pandizucchero,

da fiabe di fate color

delle feci. Vuote.

Come porcili senza porci, nel centro di orti senza insalata, di campi senza terra, di greti senza acqua. Coltivate dalla luna, le campagne. Le spighe cresciute per bocche di scheletri. Il vento dallo Jonio

scuoteva paglia nera

come nei sogni profetici:

e la luna color delle feci

coltivava terreni

che mai l’estate amò.

Ed era nei tempi del figlio

che questo amore poteva

cominciare, e non cominciò.

Il figlio aveva degli occhi

di paglia bruciata, occhi

senza paura, e vide tutto

ciò che era male: nulla

sapeva dell’agricoltura,

delle riforme, della lotta

sindacale, degli Enti Benefattori,

lui. Ma aveva quegli occhi.

 

La tragica luna del pieno

sole, era là, a coltivare

quei cinquemila, quei ventimila

ettari sparsi di case di fate

del tempo della televisione,

porcili a pandizucchero, per

dignità imitata dal mondo padrone.

Ma non si può vivere là! Ah, per quanto ancora, l’operaio di Milano lotterà; con tanta grandezza per il suo salario? Gli occhi bruciati del figlio, nella luna, tra gli ettari tragici, vedono ciò che non sa il lontano fratello

settentrionale. Era il tempo

quando una nuova cristianità

riduceva a penombra il mondo

del capitale: una storia finiva

in un crepuscolo in cui accadevano

i fatti, nel finire e nel nascere,

noti ed ignoti. Ma il figlio

tremava d’ira nel giorno

della sua storia: nel tempo

quando il contadino calabrese

sapeva tutto, dei concimi chimici,

della lotta sindacale, degli scherzi

degli Enti Benefattori, della

Demagogia dello Stato

e del Partito Comunista…

 

…e così aveva abbandonato

le sue casupole nuove

come porcili senza porci,

su radure color delle feci,

sotto montagnole rotonde

in vista dello Jonio profetico.

Tre millenni svanirono

non tre secoli, non tre anni, e si sentiva di nuovo nell’aria malarica 1’attesa dei coloni greci. Ah, per quanto ancora, operaio di Milano, lotterai solo per il salario? Non lo vedi come questi qui ti venerano?

Quasi come un padrone.

Ti porterebbero su

dalla loro antica regione,

frutti e animali, i loro

feticci oscuri, a deporli

con 1’orgoglio del rito

nelle tue stanzette novecento,

tra frigorifero e televisione,

attratti dalla tua divinità,

Tu, delle Commissioni Interne,

tu della CGIL, Divinità alleata,

nel meraviglioso sole del Nord.

 

Nella loro Terra di razze

diverse, la luna coltiva

una campagna che tu

gli hai procurata inutilmente.

Nella loro Terra di Bestie

Famigliari, la luna

è maestra d’anime che tu

hai modernizzato inutilmente. Ah, ma il figlio sa: la grazia del sapere è un vento che cambia corso, nel cielo. Soffia ora forse dall’Africa e tu ascolta ciò che per grazia il figlio sa. (Se egli non sorride

è perche la speranza

per lui non fu luce ma razionalità.

E la luce del sentimento

dell’Africa, che d’improvviso

spazza le Calabrie, sia un segno

senza significato, valevole

per i tempi futuri!) Ecco:

tu smetterai di lottare

per il salario e armerai

la mano dei Calabresi.

 

Alì dagli Occhi Azzurri

uno dei tanti figli di figli,

scenderà da Algeri, su navi

a vela e a remi. Saranno

con lui migliaia di uomini

coi corpicini e gli occhi

di poveri cani dei padri

sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sé i bambini, e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua. Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.

Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,

a milioni, vestiti di stracci

asiatici, e di camice americane.

Subito i Calabresi diranno,

come malandrini a malandrini :

“Ecco i vecchi fratelli,

coi figli e il pane e formaggio !”

Da Crotone o Palmi saliranno

a Napoli, e da lì a Barcellona,

a Salonicco e a Marsiglia,

nelle Città della Malavita.

Anime e angeli, topi e pidocchi,

col germe della Storia Antica,

voleranno davanti alle willaye.

 

Essi sempre umili

essi sempre deboli

essi sempre timidi

essi sempre infimi

essi sempre colpevoli

essi sempre sudditi

essi sempre piccoli,

essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare, essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,

essi che si costruirono

leggi fuori dalla legge,

essi che si adattarono

a un mondo sotto il mondo

essi che credettero

in un Dio servo di Dio,

essi che cantarono

ai massacri dei re,

essi che ballarono

alle guerre borghesi,

essi che pregarono

alle lotte operaie…

 

…deponendo 1’onestà

delle religioni contadine,

dimenticando l’onore

della malavita,

tradendo il candore

dei popoli barbari,

dietro ai loro Alì

dagli Occhi Azzurri — usciranno da sotto la terra per rapinare — saliranno dal fondo del mare per uccidere, — scenderanno dall’alto del cielo per espropriare — e per insegnare ai compagni operai la gioia della vita —

per insegnare ai borghesi

la gioia della libertà —

per insegnare ai cristiani

la gioia della morte

— distruggeranno Roma

e sulle sue rovine

deporranno il germe

della Storia Antica.

Poi col Papa e ogni sacramento

andranno come zingari

su verso l’Ovest e il Nord

con le bandiere rosse

di Trotzky al vento…”Pier Paolo Pasolini

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favole, Senza categoria

Lettera alla Befana

La gente ti chiama Befana,ma mi piace sognare che tu sia uno spirito buono che porta novità e gioia e che aiuti gli Esseri umani a trovare serenità ed anche momenti di luce.Ed è per questo che ti chiedo di sollevare sulla tua scopa i bimbi caduti in mare da sordide barche in cerca di vita e di portarli in luoghi  pacifici dove possano vivere i loro anni senza fame nè guerre e di raccontare a loro favole antiche dove il bene vince sempre e di cullare i loro sogni.Ti chiedo di suggerire ai violenti di ritrovare la dolcezza dell’infanzia perchè abbiano pietà nei loro cuori,di far comprendere ai potenti che l’Uomo è un fine e non un mezzo.Per noi,per il  nostro microcosmo, chiediamo serenità ed una futura vecchiaia felice.I doni,se ci saranno,saranno ben accetti ed ogni volta guarderò la stella splendente del mattino,dove immagino tu sia,e ti ringrazierò.Continua a  regalare sogni e a concedere favole e belle realtà a noi umani.

La bimba che un tempo ti lasciava la lettera su un terrazzo.Matelda.

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Riflessioni, Senza categoria

Tempo

Passa in fretta il tempo tra stagioni e stati d’animo che si rincorrono in un saliscendi senza sosta.Festività trascorse tra impegni,pranzi familiari,compere e tutto in modo estremamente vorticoso come se ci fosse voluto  ‘più tempo’.Il fisico stanco,la mente desiderosa di nuovi slanci ed esperienze.Il cielo grigio della mattina in un attimo è divenuto cielo piovoso del pomeriggio e l’albero di Natale appare già come cosa remota che non appartiene più al mio tempo….Il mio tempo da cui sono spariti affetti e luoghi e dove il presente è già passato e,mentre tutto cambia intorno,mi è concesso il momento dei ricordi,delle nostalgie ma anche delle aspirazioni incompiute che vedi proiettate in un futuro immediato pronto ad essere ‘ora’ e questo è l’attimo in cui il divenire tra realtà soggettiva ed oggettiva fa renderci  conto che l’esistenza è un briciolo di eternità ed il tempo potrebbe essere solo un’illusione della nostra mente.Ma non è così.Il ticchettìo dell’orologio ,i rumori della strada e il gatto che ronfa sono momenti di vita e non di eterno.Ed intanto siamo a gennaio ed il tempo è passato in fretta…

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